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La presentazione della ristampa di "Scala cromatica per uscita di sicurezza"
"Fingerpicking.net", Alessandro Sarretta
In occasione della ristampa del primo lavoro di Luca Francioso, riscopriamo un bellissimo disco

Luca Francioso lo conosco ormai da alcuni anni, 6 o 7 credo, e ne ho seguito con interesse e piacere il percorso artistico, musicale e letterario, dall'uscita di "Schizzi su carta" al più recente "Argile", passando attraverso l'incantevole "Luoghi".
Una delle peculiarità che mi ha sempre colpito nei suoi lavori, oltre alle evidenti qualità tecniche e di sensibilità compositiva, è la ricerca di un arricchimento continuo della sua musica attraverso la contaminazione con altre arti: pittura, fotografia, scrittura, danza. In questi anni ho sempre pensato di conoscere abbastanza bene la produzione artistica di Luca, ma in realtà avevo sempre trascurato il suo primo lavoro, "Scala cromatica per uscita di sicurezza", uscito nel 2000. Dall'ascolto di alcuni mp3 presenti nel suo sito web mi ero convinto che fosse troppo difficile da digerire, ostico all'ascolto, troppo diverso dalle atmosfere che mi avevano colpito nei successivi lavori.
La recente ristampa di questo album e la sua ripresentazione al pubblico, sabato 15 ottobre 2005, è stata l'occasione per ricredermi e per colmare il gap che mi era rimasto nella discografia di Francioso. Nel bellissimo teatro "Falcone-Borsellino" di Limena (PD), Luca e Stefano Elogi hanno riproposto integralmente l'album "Scala cromatica per uscita di sicurezza", ristampato per l'occasione con una nuova ed efficace veste grafica, arricchita dalle tele di Massimo Maria Carpinteri, dipinte ispirate alla musica.
Durante il pre-concerto ho avuto l'occasione di fare quattro chiacchiere con Luca e Stefano e porre loro alcune domande sulla loro musica e su questa serata. Il nome del gruppo, "Caniarcani", e il titolo dell'album sono le prime due, banali, curiosità che mi colpiscono. Stefano sembra avere più memoria storica riguardo al nome: «Caniarcani», dice «è un gioco di parole che richiamava la nostra idea di musica, da suonare per la strada, come dei cani un po' randagi e nello stesso tempo si intona con il senso di "simmetria" e "ambivalenza" che ispira l'album». Luca racconta invece come è nata l'idea di scrivere quest'album: «L'idea di base che accompagna tutti i pezzi dell'album è la difficoltà di comunicazione. Inizialmente avevo l'intenzione di accompagnare la musica con il racconto di un ragazzo che vagava in un dedalo di scale, salite e discese, senza trovare una via d'uscita che lo portasse fuori da questo labirinto personale. La "scala cromatica" del titolo è una scala musicale, una successione di note che comprende tutti i semitoni, che si adatta bene all'idea di scale, successione di gradini da salire e scendere. Il concetto da trasporre in musica era una certa contrapposizione tra la lentezza e tranquillità con cui è necessario affrontare le scale per non affaticare muscoli e fiato, e la fretta e tensione che comporta la ricerca di un'uscita di sicurezza per fuggire da questa confusione mentale».
Come primo album per un chitarrista fingerstyle come Luca Francioso questo "Scala cromatica" è un approccio che appare quantomeno originale, quasi azzardato, e anche l'accoppiata chitarra-clarinetto è piuttosto curiosa. «La strutturazione dell'album in due tempi distinti», racconta Luca «l'ho tratta principalmente da "Tubular bells II", di Mike Oldfield, una specie di suite strumentale molto ricca di idee e strumenti che appena uscita (1992) mi aveva colpito molto. Per quanto riguarda la scelta degli strumenti, in realtà il tutto era stato pensato per chitarra e un fiato che non avevo ancora scelto, ma che nelle mie idee doveva essere un sax. Avevo messo un annuncio, poi ha risposto Stefano e subito tutto è stato facile, sembrava che mi leggesse nel pensiero: io scrivevo la linea melodica e Stefano l’arricchiva ed impreziosiva». Fin qui la collaborazione, poi, dopo l'album, i percorsi dei due musicisti si sono divisi. Luca Francioso ha alternato scrittura musicale ("Schizzi su carta", "Luoghi", "Argile") a scrittura su carta ("La retta è un cerchio che non si chiude mai", "Ad un passo") e in rete, nel suo sito ("L'uomo era"), Stefano continua a coltivare la sua principale passione (la musica classica) suonando in un'orchestra e in due gruppi.
Rispetto all'album, dal vivo il suono mi è sembrato molto più pieno e coinvolgente e la mancanza in alcuni pezzi del supporto di altri strumenti (basso e percussioni) non si è fatta assolutamente sentire, a conferma che le musiche erano nate già in origine per chitarra e clarinetto. Anche la buona amplificazione, credo, abbia giovato a far risaltare i timbri caldi e pieni delle due chitarre di Luca e del clarinetto di Stefano. In particolare ho apprezzato la modulazione dei volumi tra i due strumenti che, mentre nell'album sacrifica un po' la chitarra relegandola secondo me troppo in secondo piano, dal vivo la riporta alla giusta prospettiva, rendendo il suono complessivo più omogeneo.
Il concerto si è sviluppato nei due tempi distinti per cui era stato pensato, in un flusso di 17 pezzi di varia lunghezza, da mezzo minuto a più di 5 minuti, a comporre un paesaggio musicale vario, multiforme, ma non discordante. Non sempre i titoli delle composizioni e la musica riescono a fondersi automaticamente e a delineare immagini chiare all'ascoltatore, che non si riesce facilmente a seguire la scaletta dei pezzi. Credo però che questo fosse anche nelle intenzioni di Francioso, nel creare un percorso musicale tratteggiando alcuni schizzi senza creare interruzioni tra uno e l'altro. Il primo tempo complessivamente risulta più frizzante e vario, il secondo più melodico e riflessivo. Durante il concerto Luca ha effettuato un cambio di chitarra tra i due tempi per cercare di ricreare la diversità di timbro che nell'album aveva ottenuto suonando in alcuni pezzi con una chitarra classica.
Piccolo siparietto comico durante l'ultimo pezzo (un inedito ispirato al film "Matrix"), quando Luca inizia a suonare, ma viene interrotto da un ridente Stefano che gli fa notare di aver sbagliato tonalità (che il capotasto mobile si sia mosso da solo?), con la conseguenza di qualche bella risata strappata anche ad un pubblico fin lì sempre molto silenzioso e attento. Alla fine del concerto, i pezzi eseguiti da Luca e Stefano mi hanno fatto pensare ad un ulteriore significato del titolo: "Scala cromatica" si adatta benissimo anche alla policromia delle melodie, che colorano paesaggi musicali sempre diversi, come li si può vedere quando ci s'incammina lungo un sentiero in collina e si ruota lo sguardo attorno, cogliendo aspetti diversi di una stessa realtà mutevole. Anche le illustrazioni a corredo del cd colorano in modo variegato e ricco di fantasia paesaggi surreali e rispecchiano il carattere musicale sereno della suite in maniera più efficace rispetto alla copertina della versione originale.
A fine serata mi rimanevano due ultime curiosità: alla fine viene trovata l'uscita di sicurezza? E poi, ci saranno altre occasioni per riascoltare dal vivo "Scala cromatica per uscita di sicurezza"? Luca mi conferma che l’ultimo brano, "Fuori nel mondo", indica proprio che l'ideale protagonista del percorso musicale riesce a trovare l'uscita che cercava, verso il mondo, fuori dal labirinto e dal bosco che lo delimita. Sia Luca che Stefano, infine, si sono dimostrati molto desiderosi di ritrovarsi insieme per riproporre questo loro lavoro ricco ed interessante, compatibilmente con i loro impegni di musicisti.