6 Maggio 2002
"Fingerpicking.net", Roberto Menabò (chitarrista)
Resonto sull'Open Mic al "Circolo Della Grada" di Bologna
Chitarra acustica, oh cara!, si potrebbe dire per questo raduno-rassegna che si è tenuto a Bologna. Non un proprio festival musicale per chitarra, ma un più spartano e conviviale incontro fra chitarristi di diversa età e spessore tecnico, uniti dal medesimo amore e fascino per la sei corde. Voluto fortemente da due vecchie conoscenze dello strumento, quali Reno Brandoni e Alex Di Rieto, la manifestazione ha raccolto ben tredici chitarristi che a turno si sono alternati sul palco in un'atmosfera tranquilla, non competitiva e soprattutto rilassata. Ma se da una parte si sono esibiti simpaticamente chitarristi poco avvezzi e con alcune incertezze tecniche, dall'altra si sono ascoltati giovani, e anche meno giovani, chitarristi sicuri e precisi che non avrebbero certamente sfigurato in un più conclamato festival della sei corde. Così, se per alcuni di loro il punto d'arrivo era l'esibizione alla convention, per altri questo è stato un momento per farsi conoscere ed accumulare esperienza.
Ha aperto la serata Alex Di Reto, virtuoso della slide, che con sicura classe ha deliziato il pubblico con un'intima, pacata e appassionata versione di "Irene" di Leadbelly che non aveva nulla da invidiare a quella di Kelly Joe Phelps.
A turno poi ogni chitarrista ha eseguito due o tre pezzi a testa iniziando da Gabriele Posenato che ha proposto tra l'altro una divertente versione di "Sandokan". A Massimo Motta e Lamberto Furno ha giocato un po' l'emozione, mentre sicuro e grintoso è apparso Paolo Sereno con un'irruente e potente versione di "Blue Moon" racchiusa nel suo primo cd d'imminente uscita. Walter Lucano e Fulvio Montauti, l'unico ad uscire dal seminato con una splendida Gibson semiacustica, hanno riportato il clima su atmosfere più terse e lineari mentre Giulio Redaelli ha chiuso il cerchio con un Fingerpicking di stampo tradizionale.
Di brani strumentali ne avevamo già sentiti molti, ma soprattutto con gli ultimi quattro chitarristi le orecchie si sono nutrite di composizioni e fraseggi chitarristici di sicuro impatto, che ci hanno tenuti attenti e partecipi, nonostante fosse già tardi. Luca Francioso, che già conoscevamo per il suo lavoro con i "Caniarcani", ha messo in luce il suo chitarrismo lucido, dinamico e personale con tre pezzi originali inseriti nel suo ultimo disco "Schizzi su carta". Rilassato e modesto Luca si è inventato un set caldo ed intimista soprattutto durante l'esecuzione di "Carfon". Daniele Bazzani, esibitosi, a ruota ci ha tenuti svegli con un fraseggio che vede in Chet Atkins e Marcel Dadi i propri padri. Musica brillante e sincopata quindi soprattutto con una brillante, coinvolgente, frizzante versione di "Azzurro" di Paolo Conte: da manuale, veramente. Ammetto che non conoscevo Stefano Barbati, ma dopo la sua funambolica esibizione mi sarà difficile dimenticarlo. Barbati riesce a coniugare il box-beating più libero e sfrenato ad una forte e calda tessitura melodica, ritmi esasperati e convulsioni armoniche si perdono e si cospargono di odori mediterranei. Un fraseggio interessante e nuovo, da seguire quando uscirà, se uscirà, un cd. A concludere Giovanni Pelosi, dalla battuta fresca e immediata, ha portato la sua testimonianza di una ventennale passione pura per lo strumento che sa piegarsi a qualsiasi genere, facendoci sentire i Beatles e i Weather Report accomunati dalle sei corde.
E dopo due chiacchiere, un po' di cambio di opinioni e pronti per la prossima convention, chissà dove.