Pur amando il suono acustico delle mie chitarre con corde in metallo, avendo a che fare spesso con palchi, amplificatori e casse, ho dovuto elettrificarle tutte. In effetti, le esigenze concertistiche di questi tempi “chiassosi” non lasciano scampo alla faccenda: volenti o nolenti, in un modo o nell’altro, per i concertisti si rende necessario amplificare artificialmente il suono del proprio strumento, se lo si vuole lanciare a qualche decina di metri e alla portata delle orecchie di tutti.

Certo, a volte non è solo il desiderio di volume a spingere un chitarrista (concertista o semplice amante che sia) ad infilare il jack, si può elettrificare la chitarra anche per il gusto di suonare con il riverbero o altri effetti (cosa davvero affascinate e coinvolgente) o semplicemente per allenare il tocco delle dita/unghie sulle corde, considerando che suonare amplificati non è proprio la stessa cosa che suonare in acustico.

Insomma, per un motivo o per un altro, prima o dopo i chitarristi finiscono con lo scontrarsi con questa esigenza, cominciando così un’affannosa ricerca tra piezo, magneti, microfoni esterni e interni.

Andiamo con ordine. Prima di tutto, saggio sarebbe acquistare una chitarra “nuda”, cioè senza marchingegni elettronici già impiantati nella chitarra: sebbene più pratici, perché già in dotazione e perché spesso dotati di un piccolo equalizzatore e a volte addirittura di un accordatore, è meglio poter scegliere il sistema di elettrificazione, perché non c’è niente di più soggettivo del suono e perché un’elettrificazione che suona bene con una chitarra può suonare male con un’altra e viceversa. Intendiamoci, chi possiede uno strumento già elettrificato dalla casa produttrice, non si disperi! Quello è comunque un buon punto di partenza.

Detto questo andiamo ad esplorare, come sempre, le varie possibilità che offrono ricerca e mercato, così da avere le idee più chiare nel momento della scelta. Naturalmente, non mi stancherò mai di ripeterlo, è importante provare con le proprie orecchie e sulla propria pelle ogni dettaglio e accessorio che riguarda la nostra chitarra, perché niente è uguale per tutti e perché a vincere devono essere sempre l’esperienza e le preferenze personali.

Partiamo con il prendere in considerazione la soluzione più naturale, ma anche la meno pratica: il microfono esterno. Avendo un buon microfono infatti e posizionandolo a dovere, si può ottenere un suono pressoché identico alla fonte originale, eccellendo in naturalezza e dinamica. Purtroppo, questa alternativa è piuttosto scomoda e rischiosa, sia perché ogni volta bisogna cablare e posizionare il microfono, facendo attenzione a non muoversi troppo mentre si suona, sia perché la chitarra rischia di andare in feedback (di fischiare) molto più facilmente.

Un’altra soluzione, forse quella più comunemente usata, è il piezoelettrico: una barretta sottile di materiale cristallino o ceramico che viene posizionata sotto la traversina del ponte e che amplifica le vibrazioni che si propagano attraverso il legno della tavola armonica della chitarra, quando le corde sono in vibrazione. Il suono che ne esce è molto “ferroso” e poco naturale, ma il sistema è piuttosto economico e di facile settaggio.

Anche i magneti alla buca rispondono alle vibrazione delle corde ma, così come i piezoelettrici, amplificano in misura assai minima la cassa armonica, perdendo molte delle qualità timbriche della chitarra.

È per le valutazioni fin qui espresse che di frequente, al piezo o al magnete, viene associato un microfono a condensatore da installare all’interno della cassa, così da poter miscelare il suono di entrambi i sistemi ed ottenere un suono ibrido, più corposo e più naturale.

Sono proprio questi sistemi “blend” (dall’inglese: “mischiare”) i più usati attualmente, anche perché sempre più chitarristi fingerstyle tendono a utilizzare tutte le potenzialità della chitarra, battendo e percuotendo anche la cassa armonica come fosse uno strumento percussivo.

Pure io ho sempre usato la soluzione “blend”, preferendo il piezo al magnate e il microfono a condensatore all’interno della cassa. Tuttavia, quando è possibile (in studio di registrazione, per esempio), utilizzo il microfono esterno, anzi più di uno, così da ottenere il suono più naturale dalle mie amate chitarre. Buona ricerca a tutti!

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